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IL PORTICO ITALIANO

LA RIVOLUZIONE INTELLETTUALE DELLA STELLA DEL MATTINO

EVANGELIKOM. DOTTRINA DEL REGNO DEI CIELI

CARTA MAGNA DEI DIRITTI E DEI DOVERI DIVINI DELL'UOMO

 

LIBRO I

Declaración de Principios

·               El Conflicto Cósmico

·               La Caída

·               El origen de la Ciencia del Bien y del Mal

·               El nacimiento de la Historia Humana

·               El Hombre como hijo de Dios

·               La finalidad de la Creación

 

 

LIBRO II

Carta Magna del Reino de Dios

Parte Primera

Los Fundamentos del Reino

·               La Verdad

·               La Libertad

·               La Justicia

·               La Igualdad

·               La Paz

·               La Misericordia

·               La Dignidad de la Persona

 

Parte Segunda

La Arquitectura de la Civilización

·               Ley de la Guerra

·               Ley de la Seguridad

·               Ley del Pan

·               Ley de la Tierra

·               Ley de la Propiedad

·               Ley de la Humanidad

·               Ley del Futuro

·               Ley de la Salud

·               Ley de la Sabiduría

Interludio II

Las Bienaventuranzas

·               La pobreza de espíritu

·               La mansedumbre

·               El hambre y la sed de justicia

·               La misericordia

 

Parte Tercera

Justicia y Civilización

·               Ley de la Verdad

·               Batalla Final

·               Modelo Divino

·               Defensa y Libertad

·               Ley de la Vida

·               Ley de la Misericordia

·               Ley de la Justicia

Interludio III

Las Bienaventuranzas

·               Los limpios de corazón

·               Los pacíficos

·               Los perseguidos por la justicia

 

Parte Cuarta

El Reino Universal

·               Día de YAHVÉ

·               Derecho a la Verdad

·               Derecho a la Paz

·               Ley del Rey

·               Ley de la Civilización

·               Conclusiones Finales

 

 

Dichiarazione dei Principi

 

Prima di Nicea, la Dichiarazione di Fede professata da tutte le Chiese, spesso a costo della vita, può essere riassunta nelle seguenti parole:

Vi è un solo Dio vero. Il suo Nome è YAHVÉ, il Signore degli eserciti delle Sacre Scritture degli Ebrei, il Dio del Patriarca Abramo, del Profeta Mosè e del re Davide.

YAHVÉ è Dio Padre. Il suo Figlio Primogenito si chiama Gesù. Questo Primogenito di Dio si fece uomo e nacque a Betlemme di Giudea durante l'impero di Cesare Ottaviano Augusto, alla fine del regno di Erode, figlio di Antipatro, nel primo anno del Secolo di Cristo.

Il Figlio di Dio venne nel mondo per riscattare la nostra anima al prezzo del proprio sangue.

Vivendo in mezzo a noi, Egli ci rivelò che l'Uomo che Dio creò in principio a Sua immagine e somiglianza è il Cristo, e che questo Uomo vive in ciascuno di noi.

È questo Uomo che, con il cuore colmo di eternità e lo spirito aperto all'infinito, proclama che il Primogenito di Dio, Gesù, è il Cristo, il Modello eterno a immagine e somiglianza del quale Dio ha creato l'uomo.

Quel Gesù che venne nel mondo per offrirci la vita eterna è il Figlio Unigenito di Dio, generato e non creato, principio e fine della Creazione, Alfa e Omega dell'opera divina, il Primo e l'Ultimo della Sua natura: Dio Figlio Unigenito, nostro Re e Signore, nostro Maestro e Salvatore.

Riguardo a questa Fede si compie la Parola di Dio che afferma:

Il giusto vivrà per fede.

 

Articolo Primo: Dio è Amore

Dio, volontariamente e liberamente, ha fondato il Regno dei Cieli.

Nessuna forza diversa dall'Amore per la Vita si trova all'origine dell'impulso che ha condotto Dio a creare questo Regno Eterno, spazio nel quale la Pienezza delle Nazioni dell'Universo condivide una medesima Vita e intrattiene una relazione con il proprio Creatore alla luce della Sua Infinita Sapienza Eterna.


Articolo Secondo: Dio è Padre

Dio è la fonte dalla quale emana la Costituzione del Suo Regno, secondo la quale si governano tutte le Civiltà dei Popoli dell'Universo e si organizza la Pienezza delle loro Nazioni.

Questa Costituzione Universale trova il proprio fondamento e il proprio principio nella Paternità Divina.

Da questa Paternità e per mezzo di essa, Dio legifera nella Sua Onniscienza e giudica nella Sua Prescienza, avendo la Verità come principio, mezzo e fine della Sua azione.

Noi, figli di Dio e cittadini del Suo Regno, corriamo spontaneamente verso di Lui e ci abbandoniamo tra le Sue braccia, proclamando con tutto il nostro essere:

Padre Nostro!


Articolo Terzo: YAHVÉ è Dio

YAHVÉ è il Nome dell'Essere che ha creato il campo delle galassie e l'oceano delle stelle dell'Universo.

Egli è il Creatore del Cosmo e di tutto ciò che esiste nell'Universo.

Egli è la sorgente dalla quale scaturisce il Futuro di tutte le cose, che sostiene con il Suo Essere e conduce con la Sua Parola verso quell'orizzonte che non viene mai raggiunto e che trova nell'Infinito il proprio Oriente.

YAHVÉ è la sorgente del fiume della Vita.

Egli mantiene il Futuro della Pienezza delle Nazioni in una crescita eterna e gioiosa e fa confluire il loro corso nell'oceano della Sua Onniscienza.

Tutto ciò che esiste, nel Cosmo come nell'Universo, trova in Lui la propria causa e la fonte dell'energia che gli consente di crescere nell'Eternità.


Articolo Quarto: Dio è Signore

Per diritto di Creazione, tutto appartiene a YAHVÉ Dio.

Egli possiede ogni diritto di proprietà sulla Sua Creazione. Tutte le cose, quelle del Cosmo come quelle dell'Universo, quelle del Cielo come quelle della Terra, appartengono a Lui, ed Egli le governa secondo la Sua infinita Sapienza.

Da questa Verità eterna, Egli ha posto la Corona del Suo Regno sul capo del Suo Figlio Primogenito.

Gesù Cristo è il Nome di Suo Figlio. Gesù Cristo è il Nome del Re della Pienezza delle Nazioni.


Articolo Quinto: Il Re è il Figlio Unigenito

Vi è un solo Re, universale ed eterno.

Suo Padre è Dio.

Al Padre spetta l'adorazione di tutte le creature dell'Universo; al Figlio, l'obbedienza di tutti i cittadini del Regno dei Cieli.

Il Re è il Figlio Unigenito, il Figlio Amato. Egli è la causa metafisica della Creazione di Dio.

Come Re, è il Comandante di tutti gli eserciti del Regno di Dio. Egli è il Braccio di YAHVÉ, Suo Padre.

È il Principe dei principi del Cielo, il Primogenito dei figli di Dio.


Articolo Sesto: Il Signore degli eserciti

YAHVÉ è il Signore degli eserciti del Suo Regno.

A capo di tutti gli eserciti della Pienezza delle Nazioni dell'Universo Egli ha posto il Suo Primogenito, nostro Re e Figlio Amato.

Tutti gli eserciti del Suo Regno obbediscono unicamente ed esclusivamente al loro Re eterno e si muovono soltanto al comando della Sua voce.

Nessun potere esecutivo esterno alla Sua Corona possiede l'autorità sulla guerra e sulla pace.

Tutte le Nazioni del Regno di Dio depongono i propri eserciti ai piedi del Re, il cui Consiglio detiene il potere sulla guerra e sulla pace.

Questo Consiglio ha in YAHVÉ Dio Padre il proprio Capo onnipotente e onnisciente.

Tutti gli eserciti della Pienezza delle Nazioni sono governati da questa Legge di Obbedienza al Consiglio del Re dei Cieli.

Nessun governo esercita autorità sugli eserciti della nazione cui essi appartengono.

Infatti, al Re, e soltanto al Re, Dio Padre ha affidato questo potere.

Suo Figlio, nostro Re, è il Suo Braccio, la Destra di YAHVÉ, Signore degli eserciti.


Articolo Settimo: Il Sommo Pontefice

Il Re è l'unico Sommo Pontefice della Pienezza delle Nazioni.

La Pienezza delle Nazioni della Creazione possiede una sola Religione, un solo Dio e un unico Sommo Pontefice, attorno al quale tutti i Popoli dell'Universo si uniscono per adorare l'unico Dio vero:

YAHVÉ Dio Padre, Creatore di tutte le cose, del Cielo come della Terra, il cui Spirito Santo anima ogni cosa e sostiene ogni cosa in una crescita sana e gioiosa.

Egli, il Sommo Pontefice, è l'unico Vivente che rimane in piedi dinanzi al Dio dell'Eternità e dell'Infinito.

Il Suo Nome è Gesù Cristo.


Articolo Ottavo: La Chiesa

Il Sommo Pontefice, Gesù Cristo, il Figlio Unigenito, è l'unico Capo, Supremo e Divino e, in virtù della Sua natura divina, visibile, di tutti i Vescovi, di tutti i sacerdoti e di tutti i pastori della Pienezza delle Nazioni.

Soltanto a Lui devono eterna obbedienza tutti i Vescovi, i sacerdoti e i pastori che, con Lui e in Lui, formano un solo e unico Corpo, sacro ed eterno: la Chiesa.

Questa Chiesa, che è il Suo Corpo, ha come dimora l'intero Regno di Dio e mantiene viva, nel cuore della Pienezza delle Nazioni, la Dottrina dell'Eternità e dell'Infinito:

YAHVÉ è Dio e Padre.


Articolo Nono: Dio è Giudice

Creatore e Fondatore del Regno dei Cieli, la cui Corona Gli appartiene e che Egli condivide vivente con Suo Figlio, poiché, essendo Dio, non può morire, e poiché il Figlio eredita in vita la Corona che Gli appartiene per diritto di Primogenitura;

essendo il Creatore e il Fondatore del Regno, YAHVÉ Dio ha riservato al Re la Presidenza del Supremo Tribunale della Giustizia, la cui giurisdizione si estende alla Pienezza delle Nazioni del Suo Regno.

Dio ha così posto nelle mani del Re un potere senza limiti per giudicare, quale Presidente della Suprema Corte di Giustizia del Suo Regno.

Poiché il Figlio eredita in vita la Corona che avrebbe dovuto ricevere alla morte del Padre, e poiché il Padre è Dio, Egli ha aperto il Suo testamento mentre era ancora vivente affinché il Figlio, essendo della Sua stessa Natura Divina, possa godere già ora di ciò che altrimenti non potrebbe mai ricevere.

Lo glorificò alla Sua nascita, abolendo ogni altra corona ed elevando la Sua fino al Trono di Dio Padre.

E lo glorificò nuovamente alla Sua morte, facendolo sedere sul Trono del Presidente della Corte di Giustizia del Suo Regno, con potere illimitato di pronunciare sentenza, secondo la misura stessa di Dio, compresa l'Assoluzione Universale.

 

Articolo Decimo: La Legge dell'Uguaglianza

Tutti i cittadini del Regno dei Cieli, in quanto figli di Dio e indipendentemente dalla loro nazione di origine, godono della medesima uguaglianza davanti alla Legge.

Tutti i cittadini del Regno di Dio, senza eccezione, dal Re che siede alla destra del Padre fino al più piccolo dei Suoi figli, sono responsabili delle proprie azioni davanti alla Giustizia.

Tutti i cittadini della Pienezza delle Nazioni sono soggetti alla Legge Universale dell'Uguaglianza nella Responsabilità.

 

Articolo Undicesimo: La Legge della Libertà

Dio è il Signore e a Lui appartiene il suolo sul quale dimora la Pienezza delle Nazioni.

Erede del Padre e partecipe di tutti i Suoi beni, il Re è il Signore della terra sulla quale camminano tutte le Nazioni.

I confini del Suo Regno si estendono attorno alla Pienezza delle Nazioni.

I cittadini della Pienezza delle Nazioni del Suo Regno sono liberi e godono della libertà di movimento propria di coloro che hanno Dio come Padre e il Re del Cielo come Fratello.

 

Articolo Dodicesimo: La Legge della Fraternità

Tutti i beni e tutte le ricchezze della Pienezza delle Nazioni, tanto quelli della terra quanto quelli delle persone, appartengono a Dio.

Tutti i cittadini del Suo Regno, indipendentemente dalla loro nazione, possiedono per nascita il diritto di uso e di godimento di tutti i beni e di tutte le ricchezze dell'Universo.

È Dio che moltiplica i beni e le ricchezze del Suo Regno, sia attraverso la Natura sia attraverso i Suoi figli, avendo sempre come fine la felicità della Pienezza delle Nazioni.

 

Articolo Tredicesimo: La Legge dell'Intelligenza

Dio crea i Suoi figli intelligenti a Sua immagine e somiglianza affinché contribuiscano all'arricchimento della Pienezza delle Nazioni in ogni scienza e tecnologia.

Essendo Egli l'origine di ogni conoscenza, tutti i benefici derivano dalla Sua Onniscienza e sono soggetti alla Legge della Fraternità eterna.

Poiché Dio opera in tutti per l'arricchimento e la crescita di tutti nella conoscenza di ogni cosa.

 

I

Il seme che il Figlio di Dio venne a piantare nell'essere umano ha portato il suo frutto. Che cosa siamo? Lo sappiamo. Che cosa siamo stati? Lo sappiamo pure. Che cosa saremo? Ciò che non abbiamo mai cessato di essere: figli di Dio.

Molte fasi la Vita ha lasciato dietro di sé. Attraverso innumerevoli salti dimensionali l'evoluzione della vita sulla Terra ha compiuto il proprio viaggio nel Tempo. La sua meta si trovava oltre l'ultimo salto evolutivo, sulla soglia al cui bordo il Genere Umano giunse un giorno, circa seimila anni fa. Eravamo entrati nell'ultimo rettilineo. Ci eravamo inginocchiati per prendere lo slancio che avrebbe dovuto condurci all'ultima dimensione: la natura dei figli di Dio. Ma un piede malvagio ci fece inciampare e un pugno assassino approfittò della caduta per colpirci senza pietà.

Il Serpente, che nel suo odio contro lo Spirito di Dio scagliò contro l'Uomo la lancia del tradimento, riuscì a lasciarci a terra come morti. Ma non riuscì a privarci della rivincita. Moribondi, sì. Morti, no. Questo fu il grande errore della Bestia. Ci lasciò privi di conoscenza, senza forze, tramortiti dai colpi, senza coscienza... ma ancora vivi. E per la sua eterna disgrazia e per la nostra meravigliosa fortuna, sopra i nostri corpi abbattuti Dio giurò sul proprio Capo che lo stesso destino sarebbe toccato al nostro nemico. Con una differenza. Egli non avrebbe lasciato moribondo colui sul quale sarebbe sceso il Suo pugno come una mazza. Il Guerriero che vive nel Grande Spirito Divino levò al Cielo la propria Voce e, nella Sua collera profetica, giurò sulla propria gloria benedetta di danzare sui cadaveri dei Suoi nemici.

«Certamente alzo la mia mano verso il Cielo e giuro per la mia vita eterna:

quando affilerò il fulmine della mia spada e prenderò nelle mie mani il giudizio,

renderò la mia vendetta ai miei nemici e darò ciò che meritano a coloro che mi odiano.

Inebrerò di sangue le mie frecce e la mia spada si sazierà di carne, del sangue degli uccisi e dei prigionieri, delle teste dei capi nemici.

Esultate, o popoli, per il Suo popolo, poiché è stato vendicato il sangue dei Suoi servi, ed Egli compirà l'espiazione della terra e del Suo popolo.»

Parola di Dio.

 

Guerrieri!

Oggi è giorno di festa.

Il fuoco del falò arde e le sue scintille danzano gioiose al ritmo dei tamburi della vittoria. Venite, unitevi alla danza dei valorosi. Venite a celebrare la Vittoria saltando attorno alle fiamme e cantando: «Dov'è ora il fantasma di Gog? Dove sono le zanne del potente Magog?» Saltate nella gioia, esultate a pieni polmoni, agitate le braccia al vento delle felicità eterne. Ricordate ciò che foste. Greggi massacrate dal principe delle tenebre, preda dei suoi eserciti, che divoravano ora la pecora più robusta, ora la più tenera. Trenta monete d'argento per il pastore. Nemmeno tre monete di rame per una pecora. Il Cesare di turno, trasformando la propria stella in una spada, ne affilò la lama contro il capo dei nostri padri. Eravamo orfani. Non avevamo nessuno che ci difendesse. Eravamo come bambini abbandonati nella foresta nel tempo della carestia, lasciati in balìa delle bestie. L'orizzonte? Quale futuro esisteva dopo Cesare? Tra le costellazioni dell'Universo la luce della Terra si spegneva nell'oscurità sotto un velo di lacrime nebulose.

«Ah, il mio cuore si spezza...» lamentavano le Pleiadi.

«Il mio nucleo muore di freddo...» piangeva Orione.

Guerrieri, non eravamo nulla. Eravamo meno di nulla. Eravamo ciò che non dovrebbe esistere: un calvario di popoli crocifissi agli dèi del secolo. Non crocifissero Cristo soltanto. Crocifissero tutti noi. Che fossero i Giudei o i Romani a ucciderci, quale importanza ha? Guerrieri, fratelli nel Grande Spirito che un giorno, per l'Eternità, aleggiò sulle Acque del nostro Universo, oggi è giorno di vittoria, oggi è giorno di festa. Quella creatura che Dio aveva creato nuda, ignara della Guerra, oggi si presenta armata fino ai denti. Ascoltate la Sua Voce. La Voce del Capo degli eserciti. Il Verbo del Dio dell'Infinito e dell'Eternità. La Sua Voce è come un torrente tranquillo che ridona vita alle terre stremate da settant'anni di siccità. È come il canto del latte che torna a scorrere dopo sette anni di carestia e di piaga. È come il bacio del Sole a una Terra disperata per la morte dei propri figli. È come il coro degli uccellini tra i rami dell'arancio del mio giardino. Guerrieri, figli della Terra, immagine e somiglianza del vostro Creatore, sottoscrivete con me questa promessa per l'eternità. A Dio Onnipotente, nostro Creatore, eleviamo la nostra voce e giuriamo sulla nostra vita, davanti alle stelle e ai loro figli, che oggi, come ieri, siamo ai Suoi piedi per coltivare il Suo Paradiso. E giuriamo di afferrare al volo, per tutta l'eternità, ogni spora della maledetta Zizzania: prima che tocchi il suolo, prima che trovi dimora nella terra, prima che metta radici, mentre ancora vaga nell'aria alla ricerca di una mente nella quale deporre le proprie infernali uova. Questo è il Giuramento del Cristo e di tutta la Sua Casa. Sigilliamolo danzando al ritmo degli yambé della Pace.

Questa è la storia del dramma dell'Umanità. A questa storia si riduce il dramma del Genere Umano. Una sola parola lo definisce meglio di qualunque altra:

 Ignoranza.

Ignoranza è la parola che definisce la Storia dell'Umanità da Adamo fino a Gesù Cristo e da Gesù Cristo fino ai nostri giorni. E tuttavia, poiché vi fu Ignoranza, vi fu Redenzione. E poiché ancora esiste Ignoranza, esiste ancora Speranza. All'Ignoranza dobbiamo ricondurre i nostri terribili errori, le nostre spaventose guerre civili, i nostri crimini senza numero e quel comportamento a immagine e somiglianza della Bestia che sognò di mettere Dio in ginocchio.

Ignoranza è la parola che definisce la Storia dell'Umanità da Adamo fino a Gesù Cristo, e da Gesù Cristo fino ai nostri giorni. E tuttavia, poiché vi fu Ignoranza, vi fu Redenzione. E poiché esiste Ignoranza, esiste Speranza. All'Ignoranza dobbiamo ricondurre i nostri terribili errori, le nostre spaventose guerre civili, i nostri innumerevoli crimini e quel comportamento a immagine e somiglianza della Bestia che sognò di mettere Dio in ginocchio. Noi fummo soltanto una pedina sulla scacchiera di altri. Fummo il teatro di una guerra che colse tutti di sorpresa e trasformò il nostro mondo in carne da cannone. La strategia del Diavolo? I suoi scopi, i suoi principi e i suoi mezzi erano semplici e limpidi come l'acqua. Supponendo che Dio, impegnandosi a creare l'Uomo a Sua immagine e somiglianza, si fosse rinchiuso in un vicolo cieco dal quale avrebbe potuto uscire soltanto abbandonandoci al nostro destino, allora quell'abbandono avrebbe costituito una dichiarazione della Sua incapacità di mantenere la propria Parola. Da tale rinuncia, da quell'ipotetico abbandono, deriverebbe che il Verbo non potrebbe più rivendicare il proprio statuto di Parola di Dio.

Se Dio dicesse e non compisse, i fondamenti stessi di tale statuto divino perderebbero consistenza. E se non potesse dimostrare la propria Onnipotenza, la Parola di Dio dovrebbe accettare quella condizione di relatività che il Diavolo cercava di imporle. Una volta ammesso questo principio, che Dio è Dio ma che talvolta le cose Gli sfuggono di mano e che la Sua Volontà non sempre si realizza, il passo successivo sarebbe inevitabile. L'immediata conseguenza di tale incoerenza sarebbe infatti la rottura del legame tra lo Spirito Santo e Dio. E una Creazione il cui Creatore fosse soggetto all'errore non potrebbe più essere giudicata, poiché le creature ereditererebbero inevitabilmente quell'errore originario derivante da una simile falla teologica. Il Cielo, in conclusione, non potrebbe più opporsi alla vocazione eterna del Diavolo: la trasformazione dell'Universo in un Olimpo di dèi, tutti posti al di sopra del Bene e del Male.

Ma l'argomento del Diavolo, quel sistema di pensiero maligno che lo spinse a intervenire prima nell'Eden e poi a Gerusalemme, non poté sostenersi davanti al Tribunale dei figli di Dio. Mancava di peso. Dio è Infallibile. In verità tutte le creature dell'Universo, del Cielo come della Terra, sono soggette all'errore. È per questo che abbiamo bisogno di una regola di condotta capace di segnalare il pericolo e di allontanarci dall'errore. Deducere da questa fallibilità universale delle creature la fallibilità del Creatore è un'ipotesi maligna degna soltanto di essere respinta. Anzitutto perché non si fonda sui fatti. La Caduta non dimostra la Fallibilità Divina. Dimostra piuttosto la follia di colui che osò mettere in pratica la propria teoria infernale. In secondo luogo, perché per sostenere un simile argomento su basi sufficientemente solide da poter essere accolte davanti a un tribunale, occorre anzitutto dimostrare l'Uguaglianza tra le due parti sottoposte al confronto. E proprio qui l'argomento del Diavolo si infrange contro la realtà.

Qualunque intelligenza minimamente formata nei principi del pensiero logico sa che ciò che è creato non può mai essere uguale al proprio Creatore. Pretendere di sostenere l'argomento precedente senza questa uguaglianza ontologica significa ignorare i principi fondamentali dell'intelligenza universale e, abolendone le basi, compiere una sorta di azione virale destinata a sostituirne le leggi interiori, quelle stesse leggi che governano la costituzione dell'intero corpo cosmico. Nessuna creatura intelligente, figlio, fratello, amico o servo di Dio può accettare la Fallibilità del Creatore partendo dalla fallibilità della creatura. Né può accettare l'infallibilità della creatura assumendo come punto di riferimento l'Infallibilità del Creatore.

Alla propria infallibilità, contrapposta alla Fallibilità di Dio, il Diavolo voleva condurre il proprio ragionamento. Se dunque è follia credersi infallibili in virtù della partecipazione allo Spirito di Colui che soltanto è Infallibile, follia che dobbiamo ricondurre all'Ignoranza, quale giudizio merita l'esecuzione deliberata di un programma infernale volto a imporre l'infallibilità personale sopra la presunta fallibilità divina? Un programma che il Diavolo tentò di realizzare prima nell'Eden e poi a Gerusalemme. Quale sentenza merita da parte nostra? Questo sarebbe terreno da teologia, suppongo.

Ma io non sono un teologo. Difficilmente, dunque, posso fare teologia. La risposta si trova piuttosto in quell'Uomo che un giorno, sulla cima di un monte, attese la Bestia che aveva assassinato il suo fratello minore, Adamo, e, guardandola negli occhi, le disse: «Allontanati.

Ma non andare troppo lontano,

perché devo schiacciarti il cranio.»

Per questo dico che oggi è giorno di festa. Giorno di alleluia. Dalla distanza dei millenni, come chi rimuove una montagna dal cammino di una generazione che avanza, il Figlio di Dio ci contemplò nelle viscere della Storia e ci chiamò alla Vita. Duemila anni dopo siamo qui. Con le gambe appoggiate sulle due rive dell'oceano. Ad aprire una Nuova Era. A percorrere una Nuova Fase del Cammino. A costruire la strada passo dopo passo, come i buoni, come coloro che non hanno mai cessato di camminare. Ogni giorno un po' più vicini al Monte della Sapienza.

 

Vedendo la moltitudine, salì sul monte e, quando si fu seduto, i suoi discepoli gli si avvicinarono. Ed Egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.»

 

Noi, creature d'argilla, che un giorno sguazzammo nelle profondità dell'oceano, che il giorno seguente trovammo la strada verso gli alberi, che poi ci alzammo in piedi imponendo la nostra legge nella foresta, e che infine ci vedemmo diseredati del nostro mondo, stranieri nella nostra stessa terra, perseguitati come alieni sul nostro pianeta, cacciati dal nostro paradiso come chi viene esiliato da un universo non suo; noi che da allora siamo alla ricerca della via del ritorno, nomadi dello spirito, noi che, perduti nelle tenebre e incapaci di ritrovare il sentiero, vedemmo brillare sulla cima di un Monte la Luce e corremmo come folli incontro al nostro Re. Egli non veniva a noi con spada e scudo, con lancia e ascia, pronto a recidere teste e membra: la testa ai cani e le membra ai topi. Se fosse venuto così, non Lo avrebbero crocifisso. Lo disprezzarono per ciò per cui noi Lo amiamo. Lo odiarono per ciò per cui noi Lo adoriamo. Perché venne nudo, senza armature e senza eserciti, come quell'Adamo la cui nudità gli costò la corona e a noi la rovina. «Che farete di me?» «Che faremo di nostra sorella quando un giorno si tratterà di lei?»

E tuttavia, che cos'è la povertà di spirito? Essere poveri di spirito significa forse essere analfabeti Significa forse non possedere alcuna forma di conoscenza? Quando il nostro Maestro lasciò il Suo Regno in eredità ai poveri di spirito, di chi stava parlando? Di Einstein? Di Newton? Di Darwin? Di Marx? Che cos'è dunque la povertà di spirito?

Sarà forse l'infallibilità e l'onnipotenza di chi ha ai propri piedi il Corpo di Cristo e ritiene di non poter né errare né essere giudicato? Quale straordinario modello di povertà di spirito per tutti i servi di Cristo! Oppure la povertà di spirito è quella di Socrate, che sapeva soltanto di non sapere nulla e che tuttavia rimaneva sempre aperto a conoscere qualcosa di più ogni giorno?

Sarà quella qualità naturale della Creazione per la quale tutte le creature rimangono, come i Discepoli attorno a Gesù, raccolte intorno all'Onniscienza del proprio Creatore per crescere continuamente in intelligenza e comprensione?

Sarà una dichiarazione formale mediante la quale la Creazione e le sue creature si riconoscono eternamente Discepoli di Dio, alla luce della cui Infinita Sapienza cresce per l'eternità l'albero della nostra Intelligenza?

Sempre imparando. Sempre crescendo in ogni scienza. Sempre debitori di quella Luce che alimenta con i propri raggi i rami dell'albero della nostra Conoscenza.

Se siamo intelligenti è perché Egli ci ha creati. Se siamo saggi è perché Egli ha aggiunto conoscenza alla conoscenza. Qualunque cosa siamo, siamo ciò che il nostro Creatore ha voluto che fossimo. E questo siamo. Né più né meno. Sarà forse questa la povertà di spirito? Quella qualità che ci permette di sederci attorno al fuoco e, attraverso il dialogo di tutti con tutti, arricchirci reciprocamente? Fratello. Amico. Hai compreso? Se ancora non hai compreso, vieni. Siediti accanto a me.E ascolta parole di Sapienza.

Poiché la Saggezza Divina è la fonte dell’Intelligenza di tutte le Nazioni, il Diritto Naturale Divino stabilisce:

 

Articolo Quattordici: La Legge della Pace

 

Noi, Figli di Dio, abbiamo il dovere di garantire che la Pienezza delle Nazioni abbia accesso gratuito e libero alla Biblioteca della Conoscenza Universale, per la soddisfazione e la felicità dei suoi popoli in tutto ciò che riguarda le esigenze di strutture e infrastrutture relative alle Tecnologie e alle Scienze della Pace e della Salute. L’insieme delle Nazioni, sia attraverso i Figli di Dio e le loro Fondazioni nell’ambito di progetti privati o internazionali, sia attraverso il proprio Consiglio, ha il dovere di mettere a disposizione tutti i mezzi finanziari ed economici necessari affinché questa Norma di Saggezza venga rispettata, e affinché le nazioni più lontane dal Modello Sociale di Civiltà si avvicinino al centro universale senza dover percorrere il lungo e tortuoso cammino già intrapreso dalle nazioni che ne costituiscono il nucleo. Nessun Mondo né alcun Sistema di Civiltà può sopravvivere nel tempo e nello spazio se è soggetto a una differenza cronica e insormontabile tra le sue Nazioni. La disuguaglianza insuperabile, causata dalla costante distruzione dei modelli temporali, porta i Mondi alla loro scomparsa dalla faccia dell’Universo attraverso il progressivo esaurimento delle risorse naturali e l’aumento ciclico delle armi da guerra tra coloro che impongono la disuguaglianza come mezzo di sussistenza. Se chi semina vento raccoglie tempeste, chi semina tempeste cosa raccoglierà? Offrire liberamente e gratuitamente a tutti i popoli i frutti della civiltà significa offrire a tutte le nazioni il frutto dell’albero della vita: che è la pace.

 

Articolo Quindicesimo: La Legge della Guerra

 

Il frutto dell'Albero Proibito è la Guerra.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che l'accesso e la partecipazione allo sviluppo delle scienze appartenenti all'Albero delle Tecnologie di Difesa siano vietati a qualsiasi soggetto esterno al Corpo degli Eserciti della Pienezza delle Nazioni.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce inoltre che il frutto dell'Albero delle Tecnologie di Difesa sia posto sotto l'amministrazione del Consiglio dei Figli di Dio e, di conseguenza, vieta espressamente la vendita di prodotti, tecnologie, informazioni e conoscenze correlate, qualificando tale violazione come delitto contro la Sicurezza dell'Umanità.

Nessuno può trasferire a terzi, direttamente o indirettamente, tecnologie o informazioni strategiche senza provocare nella Comunità Internazionale fratture belliche e, all'interno delle Nazioni, pericolose derive dittatoriali.

Per il rispetto di questa Legge a tutela della Pace e della Sicurezza dell'Umanità, i Figli di Dio hanno il dovere di promuovere e costituire un Consiglio degli Stati Maggiori, responsabile e garante della sua applicazione, sottoposto all'autorità del Consiglio della Pienezza delle Nazioni del Regno di Dio sulla Terra.

La Storia ha dimostrato con esempi drammatici come le tecnologie della Difesa, quando passano nelle mani di gruppi privati, divengano l'origine di sconvolgimenti bellici che devastano il progresso delle nazioni in via di sviluppo in nome degli interessi economici dei gruppi produttori.

La Storia ha altresì dimostrato come tali gruppi si trasformino, a tutti i livelli, in nemici della Pace mondiale; infatti, essendo costretti a vivere della vendita dei propri prodotti, finiscono per essere trascinati dalla propria stessa logica economica a creare nuovi conflitti, seminando odio tra le nazioni per alimentare il mercato della guerra.

Sebbene all'inizio Dio non abbia voluto introdurci, attraverso il metodo dell'esperienza, alla conoscenza della scienza del bene e del male, una volta generato il conflitto cosmico nel quale il genere umano si trova ancora coinvolto, Egli dispose nella Sua Onniscienza di condurci alla conoscenza delle leggi che governano questa scienza nel minor tempo possibile, anche al prezzo dell'immensa tragedia che tale spettacolo comporta.

Una volta acquisita tale conoscenza, la comprensione delle leggi di questa scienza diventa la piattaforma sulla quale edificare la struttura del Futuro sulla roccia dell'esperienza.

Sapendo che il destino di ogni mondo sottoposto alle leggi della scienza del bene e del male è la sua scomparsa apocalittica, ciò che Dio ha definito il suo ritorno alla polvere cosmica, l'esperienza si unisce alla scienza per porre le basi di un'Architettura Biopolitica capace di edificare la Pienezza delle Nazioni secondo principi e assiomi fondati sul bene di tutti attraverso la partecipazione di tutti a tutto.

In questo campo, senza violenza ma senza concessioni, tutti i Figli di Dio hanno il dovere di offrire il proprio contributo, sapendo che la cava dalla quale ciascuno trae il proprio granello trova nel Creatore la sua origine.

Pertanto, le Tecnologie di Difesa sono al servizio della Pace, e l'intero processo di produzione dovrà essere soggetto a questa Norma di Pace e Sicurezza.

 

Articolo Sedicesimo: La Legge della Sicurezza

 

Il frutto dell'Albero della Vita è la Pace.

Le Nazioni non possono vedere limitato o ostacolato il proprio accesso alla Pace a causa degli interessi privati di determinati gruppi finanziari di carattere internazionale; né noi, figli di Dio, possiamo accettare che il godimento della Libertà sia subordinato agli obiettivi di gruppi di pressione, stranieri o locali, i cui scopi trovano nella destabilizzazione dei Governi la porta attraverso la quale saccheggiare le ricchezze delle Nazioni.

Il Consiglio della Pienezza delle Nazioni non può garantire la Pace e la Libertà Internazionale senza possedere il potere necessario per affrontare tali gruppi, sottoporli alla Legge e dichiararli fuori legge qualora persistano in attività contrarie alla Sicurezza.

In vista di questo obiettivo, il Diritto Naturale Divino stabilisce che il Consiglio dei Figli di Dio sia investito di ogni autorità necessaria per decretare l'espropriazione dei beni di qualsiasi associazione finanziaria internazionale che tragga profitto dalla destabilizzazione dei Governi Nazionali.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce inoltre che il Consiglio dei Figli di Dio abbia il potere di decretare lo scioglimento delle associazioni finanziarie internazionali che operano secondo una legalità di carattere imperiale, priva di validità giuridica nella Nuova Era, e di condurre dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia i loro dirigenti e collaboratori locali, dal vertice alla base.

L'intervento nell'economia di una Nazione da parte di un gruppo di interessi, fisico o giuridico, estraneo al corpo legislativo dello Stato interessato, equivale alla sua invasione da parte di uno Stato senza Patria, la cui attività, pur mascherata dalla legittimità di operazioni finanziarie, persegue in realtà una forma di terrorismo internazionale consistente nella destabilizzazione del governo di un popolo in funzione degli interessi del gruppo finanziario invasore.

Pertanto, qualunque intervento di un gruppo di interessi finanziari contro la legittimità di uno Stato di diritto costituisce un attentato alla Sicurezza. Di tale attentato si rende responsabile anche la nazione o lo Stato che sostiene gli interessi di quel gruppo mettendo a sua disposizione risorse nazionali, siano esse militari o logistiche, subendone poi le conseguenze, come gli avvenimenti degli ultimi tempi hanno ampiamente dimostrato.

Da ciò consegue che ogni gruppo finanziario che, approfittando della Libertà Internazionale, intervenga nell'economia di una Nazione per destabilizzarne il Governo, perde ogni diritto internazionale nel momento stesso in cui utilizza la Libertà come strumento di impoverimento del Popolo e l'impoverimento come mezzo di destabilizzazione della Pace.

La Storia delle Nazioni ha già dimostrato con numerosi esempi come il terrorismo esercitato da tali gruppi finanziari contro governi legittimamente costituiti conduca interi popoli verso abissi di sofferenza e miseria, un destino che le loro vittime non hanno in alcun modo meritato né costruito.

Il Futuro dell'Umanità, e quello di un Regno che guarda a un Orizzonte senza fine, può consentirsi unicamente la gioia e la felicità di avanzare sotto un cielo senza nubi grazie all'autorità di un Consiglio Mondiale incaricato della difesa della legittimità dei Governi dei Popoli.

 

II

Contro l'orgoglio, l'Umiltà.

Tra le radici del male, l'orgoglio occupa il primo posto accanto all'invidia e, nelle pagine della Scrittura, forse ne rappresenta persino la causa. Chi non è mai stato orgoglioso almeno una volta nella vita? Chi non si è mai rinchiuso nella propria posizione, rifiutando di ammettere alcunché, nemmeno davanti a Dio? Eppure questa ostinazione non è ancora il vero orgoglio.

L'orgoglio è piuttosto quella disposizione che portò il Diavolo a rifiutare l'idea che l'Uomo, «quella scimmia nuda», potesse ereditare dal proprio Creatore una sapienza senza limiti per governare tutte le anime. Non spettavano forse a lui quel potere e quella gloria? Non era forse un figlio di Dio? Sangue di dèi? Stirpe divina? E l'invidia lo condusse al delitto.

Il ciclo evolutivo dell'orgoglio non avrebbe potuto apparire più abominevole agli occhi di un Padre il cui Figlio era stato assassinato dal frutto di quell'albero.

La Storia dell'Umanità è carica degli innumerevoli crimini commessi dai figli delle caste elette, dei sangui blu, delle razze superiori, perfette, nate per ricevere il potere dall'alto.

Che si tratti del sistema occidentale delle aristocrazie e delle sue gerarchie, oppure dei sistemi orientali fondati sulle caste sacre, la radice di tali strutture innaturali non è la Verità, ma l'orgoglio.

L'Umiltà, dunque, quella povertà di spirito alla quale Cristo si riferisce nella Sua Dottrina, è la vera ricchezza dell'universo.

Essa costituisce la garanzia stessa della sua sopravvivenza eterna.

Poiché l'Umiltà amministra ogni cosa in nome del Creatore di tutti e per il bene di tutti, il suo frutto è la vita. Molta vita. Vita in abbondanza. Una vita libera dall'invidia verso chiunque e verso qualunque cosa. Poiché al Creatore di tutti dobbiamo persino l'ultimo capello del nostro capo, quanto più Gli dobbiamo la Conoscenza. Se nulla ci appartiene veramente e tutto ciò che possediamo ci è affidato per essere amministrato a beneficio di tutti, come si potrebbe invidiare ciò che è destinato a essere condiviso da tutti?

La dottrina opposta presuppone invece che ciò che Dio dona appartenga in piena proprietà a chi lo riceve e che, in virtù di tale diritto, ciascuno possa disporne secondo la propria volontà. Ma se Dio dona in proprietà e non in amministrazione, perché colui che possiede meno non dovrebbe invidiare chi, a suo giudizio, possiede di più? Purtroppo, percorrendo questa strada, colui che un giorno era figlio di Dio finì per invidiare il Figlio di Dio. Triste vicenda. Ma inevitabile. Perché tale è il destino naturale di quel cammino. Lo strano sarebbe che, percorrendolo, si giungesse in un luogo diverso dall'Inferno.

Quanto a noi, la dottrina apostolica abbonda di insegnamenti sulla natura amministratrice della Fede; per questo non insisterò oltre sul carattere partecipativo dello spirito del Verbo, sebbene, a giudicare dagli eventi della Storia, nessuna insistenza sembri mai eccessiva.

 

Beati i miti, perché erediteranno la Terra.

 

Che cos'è la Mitezza secondo Gesù Cristo?

Sarà forse una qualità simile a quell'atteggiamento per cui il gregge, chiamiamolo la massa, segue i propri pastori, chiamiamoli i leader, fino all'orlo del precipizio? Sarà la mitezza cristica una rinuncia all'intelligenza che illumina il nostro pensiero e ci rende liberi a immagine e somiglianza del nostro Creatore? Che cos'è dunque?

Se così fosse, Gesù Cristo non sarebbe stato affatto un modello di Mitezza. Egli non si sottomise mai a nessuno in virtù dell'autorità della tradizione e non accettò mai di essere la pecora di un leader per il solo fatto che determinati costumi fossero considerati sacri. Da questo punto di vista, il Maestro appare esattamente l'opposto di quelle pecore che i capi conducono verso i verdi pascoli del paradiso della felicità rivoluzionaria.

Grazie a Dio. La storia universale è generosa di prove, dimostrazioni, argomenti e fatti. Generosa fino alla sazietà. Le sue lezioni non lasciano margini d'incertezza. Nemmeno le sue conclusioni. Tutti i leader rivoluzionari che l'umanità ha conosciuto, senza eccezione, hanno finito per condurre all'inferno i greggi che avevano affidato loro le proprie anime.

Perché, se è male vendere il Cristo che vive in noi, non è meno grave vendere la propria anima al Diavolo. Non diventiamo dunque rivoluzionari per moda, né utopisti per romanticismo.

Che cos'è allora la Mitezza cristica? Come potremo raggiungerne il cuore?

Come penetrarne il nucleo per contemplare il battito del Maestro che diffonde Vita Eterna? Entreremo forse in questo mistero attraverso il metodo dei contrari, approfittando del fatto che ci troviamo ancora nelle viscere della Scienza del Bene e del Male?

Quale sarà dunque la qualità opposta alla Mitezza di Cristo? Mansueti come gli agnelli che si nutrono della terra senza negare agli altri l'uso e il godimento dei beni che la terra offre liberamente e generosamente? Avremo forse raggiunto il nucleo della questione senza affrontare il lungo e pericoloso viaggio verso il centro della Terra? Non sarà la Mitezza cristica quella disposizione dello spirito per cui si riconosce al Creatore la proprietà di tutte le cose e a tutte le Sue creature il diritto di usare e godere dei beni della Creazione? Quale essere intelligente, in questo mondo o in qualunque altro, si rifiuterebbe di sottoscrivere una simile definizione della Mitezza divina?

Tutto per tutti.

Tutto di tutti.

E tutto appartiene a Dio.

Per il semplice fatto di essere bella, questa affermazione dovrebbe forse essere falsa? La bellezza e la verità percorrono forse strade diverse nell'universo? Se così fosse, come si spiegherebbe il fatto che la meraviglia, lo stupore davanti al bello, fu all'origine stessa della Scienza? Come si potrebbe spiegare che la Bellezza e la Verità non siano le due facce della stessa moneta?

Forse il titolo di Signore che la Creazione attribuisce al proprio Creatore non rappresenta una Mitezza positiva, opposta a quella falsa mitezza che trasforma la Libertà dei figli di Dio in un sistema di pensiero incatenato agli interessi gerarchici e di casta di coloro che hanno fatto della dottrina della Bestia la propria gloria?

E quale potrebbe essere il principio e il fine della dottrina della Bestia se non quello di trasformarci tutti in animali e bestie, riducendo l'ecce homo a semplice animale politico?

E tuttavia, come potrebbe Dio, Creatore di tutte le cose, rinunciare alla Sua proprietà a favore di una parte delle Sue creature e a danno dell'altra?

Giungiamo dunque alla conclusione.

È naturale che coloro per i quali il Diritto di Proprietà di Dio sulla Creazione termina là dove inizia il loro considerino la Mitezza cristica come una forma di schiavitù alle proprie dottrine private.

Dottrine il cui unico scopo consiste nel privare le altre creature dell'uso e del godimento di ciò che appartiene anche a loro.

In altre parole:

«Tutto questo ti darò, se prostrandoti mi adorerai.»

 

Articolo Diciassettesimo: La Legge del Pane

 

La proprietà di tutte le cose dell'Universo, dei Cieli come della Terra, appartiene a Dio, loro Creatore.

Tutte le creature ricevono il proprio nutrimento dal Creatore attraverso la Sua Creazione.

Qualunque limitazione della produzione o qualunque distruzione dei beni provenienti dalla terra coltivata, imposta in ragione di interessi privati o comunitari, costituisce un delitto contro l'Umanità.

Nessuna ragione può giustificare la morte per fame delle nazioni del Terzo Mondo in nome di un Mercato che ordina ogni anno la distruzione di milioni di tonnellate di prodotti indispensabili alla vita, alla crescita sana e alla prosperità dei popoli.

La facoltà attribuita al Mercato o alle Comunità di limitare la produttività della terra o di ordinare la distruzione delle eccedenze alimentari costituisce un delitto contro l'Umanità.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abolire questa capacità criminale del Mercato di condannare alla fame moltitudini di persone in nome del concetto criminoso della stabilità dei prezzi.

Nessun prezzo giustifica l'assassinio di massa dei popoli dell'Umanità.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abolire questo sistema di quote di produzione e di liberare la terra dalle catene che gli interessi dei potenti di ogni tempo hanno imposto su di essa.

 

Articolo Diciottesimo: La Legge della Terra

 

La proprietà legittima della terra appartiene a Dio, che l'ha creata affinché il suo frutto alimenti tutte le creature.

Questo Diritto Divino conferisce al Consiglio della Pienezza delle Nazioni del Suo Regno il potere illimitato di distribuire il frutto della terra tra i popoli del Regno nell'Ora della Necessità.

In tale Ora, tutte le eccedenze immagazzinate e tutti i raccolti disponibili saranno posti a disposizione del Consiglio dei Figli di Dio affinché possa soccorrere le necessità dei popoli fratelli.

 

Articolo Diciannovesimo: La Legge della Proprietà

 

Tutte le creature sono sorelle e fratelli in Dio, nostro Creatore.

Il nostro Creatore e Padre dispose che la capacità della terra di nutrire i Suoi figli fosse illimitata.

Ma le guerre tra coloro che, nella loro ignoranza, si ribellarono a questa Disposizione Divina, secondo la quale tutte le risorse appartengono a tutti gli uomini e sono soggette alla loro distribuzione internazionale secondo il bisogno, cancellarono ciò che Dio aveva stabilito.

Come la marea cancella dalla spiaggia le parole scritte sulla sabbia, così quelle guerre distrussero l'opera di Dio e trasferirono alla creatura il diritto di proprietà della terra, privando il Creatore della Sua stessa Creazione.

Da questa follia ebbero origine le carestie che hanno divorato moltitudini di esseri umani sotto i nostri occhi, mentre assistevamo impotenti all'inumano spettacolo della distruzione delle eccedenze alimentari mediante il fuoco, le quote e le limitazioni produttive.

Per questo motivo, il Diritto Naturale Divino stabilisce che l'abbandono di una terra coltivabile da parte dei suoi proprietari temporanei comporti la restituzione del titolo di proprietà al Diritto originario della Creazione.

Tale diritto sarà conferito liberamente e gratuitamente a colui che darà alla terra ciò che la terra richiede e che, attraverso questa cura, saprà soddisfare i bisogni dei propri cari e quelli di tutti gli altri esseri umani.

 

Articolo Ventesimo: La Legge dell'Umanità

 

La proprietà legittima della terra coltivabile, dalla quale dipende la vita dei suoi figli, appartiene a Dio in modo inalienabile.

Il suo godimento temporaneo è concesso a chi la lavora, e il Diritto Naturale Divino stabilisce che essa rimanga nella medesima famiglia finché vi siano mani disposte a coltivarla.

Appartenendo in usufrutto a chi la lavora, la terra non può essere né venduta né acquistata. Al termine del suo utilizzo, in assenza di eredi o di mani familiari capaci di continuare il lavoro, la terra ritornerà al suo Creatore e sarà affidata a colui che continuerà a darle ciò che la terra richiede: le mani dell'uomo.

Da questo lavoro, e non dalle tecnologie e dalle scienze dell'ozio, dipende la vita dell'Umanità.

Per questo motivo, quando Dio creò l'Uomo e tra tutti gli uomini scelse colui che sarebbe stato il più grande, scelse per Sé un ortolano, un contadino, un coltivatore della terra.

Essendo erede del Padre, e appartenendo al Padre tutte le cose, Egli ereditò anche la Terra. In tal modo il Padre la preservava dal saccheggio e dalla schiavitù ai quali, contro la Sua volontà, sarebbe stata in seguito sottoposta.

Così la terra, creata con capacità illimitata di nutrire i propri figli, si è trovata nella contraddizione di vederli morire di fame.

Perciò questa proprietà ritorna alle mani dell'Umanità, la cui prima guida fu Adamo e il cui Signore legittimo è oggi Gesù Cristo, Proprietario e Signore di tutte le cose, del Cielo come della Terra.

 

Articolo Ventunesimo: La Legge del Futuro

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che le mani che hanno espropriato il Signore della Sua Creazione, riducendo in schiavitù i figli della terra, non possiedono alcun diritto sulla terra stessa.

Sono mani colpevoli.

La storia universale è ricca di esempi senza nome e generosa di insegnamenti senza titolo.

Il latifondismo costituisce un delitto contro l'Umanità, e i suoi frutti si sono manifestati nella forma dell'ignoranza, della miseria e della guerra civile.

La terra appartiene a coloro che la abitano e che da essa traggono sostentamento, mantenendo con il frutto del proprio lavoro l'Umanità intera, a cominciare da sé stessi e dalle proprie famiglie.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abolire questa forma di ingiustizia ereditata dal passato, mediante la quale i figli della terra venivano privati del mezzo che il Creatore aveva loro donato per vivere e per partecipare alla società attraverso la produzione dei frutti della terra, senza i quali l'Umanità non può sopravvivere.

Questa forma di amministrazione criminale della terra sarà abolita dalla Pienezza delle Nazioni del Regno.

Come è abolita nel Cielo, così sia abolita sulla Terra.

 

III

Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.

 

La domanda è inevitabile e non sarà mai insignificante. Dal momento stesso in cui veniamo al mondo, il pianto è la nostra prima parola. Siamo dunque nati per piangere? Siamo stati creati per strappare all'universo un fiume di lacrime? La questione della Creazione non potrebbe essere più radicale né più esigente. Non si possono chiedere pere a un olmo. E tuttavia la verità appartiene a chi la possiede; difficilmente servono due cucchiai per un piatto vuoto. Le lacrime non lasciano tracce nel fiume, né i passi del fuggitivo sul fondo del mare. Quale fazzoletto sarà mai sufficientemente grande da asciugare le lacrime di un intero universo? Chi ignora che nell'ignoranza si nasconde una certa felicità? Quanto meno l'uomo conosce ciò che accade nel proprio mondo, tanto più assomiglia alle bestie e tanto meno a un figlio di Dio. Forse per questo fu necessario trasformare il principale mezzo di comunicazione, la televisione, nella celebre scatola stupida. Contro le lacrime: ridete della disgrazia altrui. Ben misero rimedio contro il dolore inventarono i suoi creatori. Esisteva un'altra strada per affrontare ciò che essi stessi avevano generato, ma risultava più conveniente esorcizzare coloro che osavano percorrerla, dichiararli eretici, colpirli con l'anatema, identificarli con coloro che erano caduti sotto il quarto cavallo dell'Apocalisse, la peste delle pestilenze. Non volgiamo però lo sguardo al passato per condannare ciò che è stato fatto. Il mondo del XX secolo, come una città destinata all'oblio, sta scomparendo. E il rischio di trasformarsi in una statua di sale non merita di essere corso. Tanto meno oggi, quando finalmente si è compiuta «l'attesa dell'intera Creazione» e all'orizzonte si è aperta la porta del mondo verso il quale camminavamo.

L'ingresso è ormai un fatto irrevocabile.

Resta tuttavia una verità. Se il destino dell'Umanità, scritto un giorno da un uomo attraverso la propria Caduta nelle pagine della storia universale, era conoscere la Scienza del Bene e del Male, allora quel destino si è compiuto.

Chi non ha compreso le leggi di questa Scienza e continua a ignorarne i principi e i fini si condanna a rimanere indietro, come il dinosauro destinato all'estinzione per la propria incapacità di continuare a evolversi. Mentre i figli di Dio proseguono il cammino lontano da questo inferno maledetto. Furono infatti quelle leggi, opposte al Diritto Naturale Divino, a edificare il mondo così come lo abbiamo conosciuto. Che il mondo dei figli dei nostri figli venga edificato invece sul Diritto Naturale Divino dipende soltanto da noi. Per questo motivo stabiliamo nel presente:

 

Articolo Ventiduesimo: La Legge della Salute

 

Costituisce delitto contro l'Umanità la difesa e la tutela di tutte le barriere che impediscono ai popoli del Regno di Dio l'accesso alle tecnologie della Salute, fisica e mentale, dell'essere umano.

La conservazione di tali ostacoli, qualunque sia il sistema o la forma di legalità invocata a loro giustificazione, equivale alla condanna a morte di moltitudini di creature.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di dotare il Consiglio della Pienezza delle Nazioni di un Comitato d'Urgenza investito di piena autorità sulle imprese pubbliche e private delle Nazioni del Regno di Dio impegnate nella produzione medica, in tutte le sue forme, al fine di garantire la distribuzione libera e gratuita dei loro prodotti alle nazioni più povere secondo il criterio della Necessità.

I medicinali costituiscono l'arma con cui una creatura combatte per la propria vita contro la Morte.

Privarla di essi significa gettarla nell'arena dei leoni affinché le belve si nutrano della sua sorte.

Ma il Creatore ha posto tutte le risorse della Sua Creazione nelle mani dei Suoi figli per assicurare la vittoria delle Sue creature.

 

IV

Beati coloro che hanno fame e sete di Giustizia, perché saranno saziati.

Che cos'è la Giustizia?

Giustizia! Ecco una parola degna di attenzione. Probabilmente non fu la prima parola che l'uomo imparò a pronunciare quando il suo linguaggio compì il salto evolutivo dal suono gutturale dell'animale alla vocalizzazione propriamente umana. Prima della Scienza venne la Religione. Nulla di nuovo sotto il sole. Dio fu la prima parola. Ma non l'ultima. In questa Beatitudine Gesù Cristo paragona la Giustizia a un alimento, alla pioggia che nutre alberi e piante. La Giustizia si mangia? La Giustizia fa crescere? Si beve? Di quale Giustizia, simile alla luce per le piante, all'aria per gli uccelli e al pane per l'uomo, sta parlando il Maestro? La Giustizia sazia? Ma la Giustizia non è forse quella Signora bendata che regge una bilancia e che, secondo molti, pesa le cause in base al colore del denaro prima di decidere su chi scaricare il fulmine della propria ira? Che cos'è allora ciò che sazia nella Giustizia? Può un uomo diventare scheletrico e perfino morire di fame e di sete di Giustizia? Ancora una volta: che cos'è la Giustizia? Si racconta di un imperatore che sorprese uno dei giudici della propria corte mentre vendeva le sentenze. Come punizione gli fece strappare la pelle a brandelli e con quella pelle fece rivestire il seggio che il magistrato aveva profanato. Poi affidò quel posto al figlio dell'uomo condannato. Compié forse un atto di giustizia? Al ladro tagliava la mano. All'assassino tagliava la testa. A quel servitore della Corona, invece, inflisse una pena infinitamente più dura. Perché? Perché colui che uccideva senza sporcarsi le mani, restando apparentemente immacolato agli occhi di tutti, meritava una condanna più grave di chi veniva sorpreso con le mani insanguinate? Davanti alla Giustizia Divina è forse infinitamente più colpevole la mente che pianifica l'assassinio della mano che preme il grilletto? Davanti alla Sapienza Divina è forse più infernale colui che si nasconde dietro riti sacri per commettere i propri delitti e lava le proprie mostruosità nella Tunica di Cristo, rispetto a chi viene sorpreso nel proprio crimine alla luce del giorno e non contamina il Nome di Dio con il sangue che ha versato? San Paolo scrisse un giorno che le sue parole sarebbero state confermate nel momento in cui Dio avrebbe giudicato ciascuno secondo le proprie opere. Lo stesso dico io. Nel Giorno del Giudizio si vedrà chi fu servo e chi eretico, chi fu Savonarola e chi Alessandro VI. Ma poiché il giudizio della Casa di Dio comincia da coloro che appartengono alla Casa, non priviamoci del dovere di difendere la verità contro la menzogna.

Esistono dunque due forme di Giustizia. La prima è una giustizia animale e appartiene all'ossatura stessa della Scienza del Bene e del Male. È una giustizia che si compra e si vende. Ed esiste una Giustizia Divina, la cui struttura costituisce la colonna maestra sulla quale Dio ha edificato l'intero edificio del Suo Regno. Questa Giustizia Divina stabilisce:

 

Articolo Ventitreesimo: La Legge della Sapienza

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di finanziare e coordinare tutti gli sforzi dei sapienti della Pienezza delle Nazioni, liberando la Scienza delle scienze, quella della Salute, da ogni interesse privato, statale o individuale.

Dobbiamo dare vita a una Comunità Scientifica riunita e consacrata alla vittoria dell'Umanità contro tutte le malattie, ereditarie e secolari, che affliggono l'essere umano fin dai giorni della Caduta di Adamo.

I frutti di questa Comunità costituiranno Patrimonio dell'Umanità e saranno posti nelle mani delle Nazioni in modo libero e gratuito, per il bene, la gioia e la prosperità di tutti gli esseri umani.

 

Articolo Ventiquattresimo: La Legge della Verità

 

Tutti i figli di Dio, senza eccezione, siamo responsabili davanti alla Giustizia per gli atti delittuosi commessi contro i nostri simili.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di liberare la Giustizia da qualsiasi forma di subordinazione al Potere Politico o Religioso, affinché possano realizzarsi, nella Libertà, i principi della Verità, tra i quali l'Uguaglianza di tutte le creature agli occhi della Giustizia Divina del nostro Creatore costituisce la Roccia sulla quale il Suo Regno innalza lo sguardo verso l'Eternità.

Abbiamo inoltre il dovere di dotare la Giustizia di tutta l'autorità giurisdizionale necessaria affinché questa Legge sia applicata a tutti i cittadini senza alcuna eccezione.

Qualunque deviazione da questo Principio Eterno e qualunque eccezione a questa Regola Divina costituiscono una porta aperta al terrorismo della Scienza del Bene e del Male, dei cui fuochi e dei cui orrori siamo ormai sazi fino al disgusto e inebriati fino all'ira.

 

Articolo Venticinquesimo: La Battaglia Finale

 

Nella Sua Onniscienza, e per edificare una Civiltà orientata alla Vita Eterna, Dio ha stabilito che il Suo Regno abbia come colonna portante un Corpo Giudiziario dotato di pieno potere legislativo nella lotta contro il crimine, la delinquenza, il terrorismo e ogni forma di male.

Avendo posto a capo di questo Corpo il Suo Figlio, nostro Re eterno, noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di organizzare il sistema della Giustizia della nostra civiltà a immagine e somiglianza del Modello Divino, il cui principio è la Verità e il cui fine è la Pace.

Poiché l'esercito dei giudici rappresenta l'avanguardia della battaglia dell'Umanità contro il Crimine in tutte le sue forme, spetta al Corpo Giudiziario elaborare tutte le misure senza le quali la Battaglia sarebbe perduta e mediante le quali la Vittoria può essere conseguita.

È nostro dovere abolire quella facoltà del Potere Politico che consente di privare la Giustizia del suo Potere Legislativo Anticrimine, senza il quale la lotta contro il Crimine Organizzato, nazionale e internazionale, continua a crescere e a estendere i propri tentacoli fino al cuore stesso dei governi democratici.

 

Articolo Ventiseiesimo: Il Modello Divino

 

Nel Suo impegno a condurci dalle tenebre alla luce della Verità, Dio ha voluto che la nostra civiltà contenesse in sé il seme dei valori che la Sua possiede già come alberi maturi, del cui frutto, la Pace, si nutre la Pienezza delle Nazioni del Suo Regno.

È nostro dovere edificare la nostra Civiltà a immagine e somiglianza di quella Divina.

Per questo motivo, i figli di Dio della Pienezza delle Nazioni hanno il dovere di aderire alla Carta del Tribunale Penale Internazionale e di conferire a tale istituzione pieni poteri esecutivi affinché i mandati di arresto emessi contro coloro che siano riconosciuti colpevoli di crimini contro l'Umanità vengano eseguiti senza ostacoli né disposizioni contrarie da parte dei governi destinatari degli ordini di cattura e consegna.

Qualunque rifiuto, da parte di un governo, di sottomettersi alla Giustizia Internazionale sia considerato atto di ribellione contro l'Umanità.

Di conseguenza, tale governo sarà soggetto a indagine per collaborazione e complicità nei crimini contro l'Umanità commessi dal soggetto nei cui confronti il Tribunale abbia emesso un mandato di arresto e consegna.

 

V

Beati i misericordiosi, perché troveranno Misericordia.

 

La Verità non è in contrasto con la Giustizia. Al contrario. Senza Verità non esiste Giustizia. Per questo motivo, quando un testimone depone davanti a un tribunale, dichiara di dire: la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità. Giungere alla conoscenza della Verità si rivela tanto essenziale per la Giustizia quanto un tempo lo fu per la Scienza. È il punto nel quale entrambe si incontrano e si contemplano nello specchio della Realtà Universale, scoprendo di essere, Scienza e Giustizia, le due facce di uno stesso volto: lo spirito dell'Uomo. Priva della Verità, la Giustizia diventa una grande farsa. Peggio ancora: diventa una grande prostituta, la peggiore di tutte, poiché è pronta a coricarsi con qualunque sistema le offra protezione. E allo stesso modo la Scienza senza Verità non è altro che la magia del potente mago Merlino messa al servizio di re e imperi. Parlando con misericordia. Perché, parlando senza indulgenza, la Scienza senza Verità diventa madre di mostri infernali, privi di altra bandiera che il fascismo ideologico dell'evoluzione naturale. In nome di quella sacra Bibbia la Scienza si coricò tanto con Stalin quanto con Hitler. Come la prostituta che confonde l'amore con il sesso, così la Scienza e la Giustizia prive della Verità diventano nemiche dell'Umanità e tendono inevitabilmente alla sua distruzione.

Ma se Misericordia significasse tacere la Verità, allora il primo a non essere stato misericordioso sarebbe stato Gesù Cristo. Di quale Misericordia stiamo dunque parlando? Detto altrimenti: misericordiosi fino a quale punto? E verso chi? Ancor più: che cos'è la Misericordia? Quale qualità propria della Scienza del Bene e del Male le si oppone per contrasto? Quando si esercita la Misericordia? Su chi si estende pienamente? Sulla creatura innocente che muore senza difese davanti a chi potrebbe salvarle la vita? Sull'uomo che, sotto il peso dei colpi ricevuti, viene trascinato verso il martirio e implora pietà perché la durezza della pena supera la gravità della sua colpa?

Anche se non abbiamo ancora definito che cosa sia la Misericordia, abbiamo però individuato la qualità opposta che ne impedisce l'esercizio: la crudeltà. La durezza del cuore. Misericordia per chi vive nell'abbondanza? O per chi domanda soltanto le briciole che cadono dalla tavola del ricco e sfuggono perfino alle bocche dei suoi cani? Misericordia per il ricco Epulone? O per il povero Lazzaro? Misericordia per il Primo Mondo? O per il Terzo? Misericordia per le vittime delle dittature imposte dalle superpotenze? O per coloro che morirono reagendo a quelle dittature? Misericordia per l'Uomo? O per il Diavolo? Misericordia per il povero che rubò un pane per sopravvivere? O per il potente che sottrasse ricchezze immense e che, una volta scoperto, si trova davanti al carcere? La Rivoluzione Francese ebbe misericordia dei re di Parigi? La rivoluzione comunista ebbe misericordia degli imperatori di Pechino e di Mosca? E tuttavia entrambe esercitarono giustizia. Entrambe trionfarono in nome di ciò che ritenevano essere il diritto della Verità. Che cos'è dunque la Misericordia?

È forse più misericordioso chi concede una seconda possibilità di chi lascia cadere immediatamente tutto il peso della propria legge? Perché è meno misericordioso chi passa oltre davanti a un cane che muore? Chi abbrevia l'agonia è più misericordioso di chi la sopporta? È misericordia amare lo straniero e odiare il prossimo?Allora ascoltiamo ancora una volta la risposta del Maestro:

«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno.»

 

Articolo Ventisettesimo: Difesa e Libertà

 

Nella lotta comune tra Creatore e creatura, tra Dio e Uomo, contro i sistemi e i mali ereditati dal Passato e propri della Scienza del Bene e del Male, e con lo sguardo rivolto a impedire che tali sistemi e organizzazioni criminali possano dominare il Futuro, elevandosi al potere sotto le bandiere di ideologie o religioni per poi distruggere, dall'interno del Potere, i propri popoli e quelli vicini, noi, figli di Dio della Pienezza delle Nazioni, abbiamo il dovere di fondare una Corte Universale d'Appello.

Davanti a essa, i popoli vittime di tali poteri potranno chiedere Difesa e Libertà.

La Corte Universale d'Appello sosterrà la loro causa dinanzi al Tribunale Penale Internazionale e al Consiglio della Pienezza delle Nazioni, mobilitando entrambe le istituzioni in favore della Libertà e della Difesa dei popoli schiacciati sotto le ruote della Tirannia.

Il Tribunale emetterà mandati internazionali di arresto e il Consiglio disporrà le forze necessarie per l'esecuzione delle operazioni di cattura.

Tutti i governi della Pienezza delle Nazioni collaboreranno con la Corte nella Difesa dei Popoli, mettendo a sua disposizione tutti i mezzi necessari al conseguimento della Vittoria comune contro i tiranni e i dittatori, il cui nutrimento è la carne umana e la cui bevanda è il sangue umano.

Il Consiglio consegnerà tali mostri al Tribunale affinché siano giudicati per i loro crimini contro l'Umanità.

 

Articolo Ventottesimo: La Legge della Vita

 

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che gli stranieri che fuggono dalle guerre civili, affamati e assetati di Giustizia e di Libertà, e che, temendo per la propria vita, intraprendono un pellegrinaggio verso una terra promessa alla ricerca di quella dignità umana loro negata nei luoghi di origine, siano accolti come fratelli e vivano sotto la protezione della Legge.

Costituisce delitto contro l'Umanità qualsiasi forma di schiavitù esercitata su di essi da chi sfrutta la loro condizione per arricchirsi, sia attraverso salari ingiusti sia attraverso la prostituzione.

Fondando la Sua Creazione su una Roccia nuova, contro i cui atomi si infranga ogni possibilità di rinascita della Scienza del Bene e del Male nell'Universo, Dio maledisse la schiavitù e pronunciò una sentenza di Esilio dal Suo Regno contro lo schiavista.

Per questo motivo, il Diritto Naturale Divino stabilisce che noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di sottoporre ogni cosa alla Legge dell'Uguaglianza, affinché due persone che svolgono lo stesso lavoro non ricevano l'una miseria perché straniera e l'altra gloria perché figlia della nazione.

Lo straniero e il cittadino nativo sono figli della stessa Terra.

Tutti abbiamo diritto allo stesso salario per lo stesso lavoro.

 

Articolo Ventinovesimo: La Legge della Misericordia

 

Esiste una sola forma di Misericordia:

«Avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere; ero nudo e mi avete vestito; ero malato e mi avete curato; ero in prigione e mi avete liberato.»

Quando si lascia morire il Cristo presente nell'uomo pur avendo il potere di impedirlo, il Diritto Naturale Divino stabilisce che il sangue degli innocenti ricada tanto sul capo di chi promuove il male quanto su quello di chi lo permette.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abbattere le frontiere e di oltrepassare i governi la cui politica assassina equivale alla firma della condanna a morte di centinaia di migliaia di creature, vittime della follia dei loro governanti, una follia alimentata dagli interessi finanziari di poteri internazionali che trovano nella guerra civile controllata una fonte di profitto e di dominio.

L'inazione di chi assiste al crimine e quella di chi lo ha promosso sono le due facce della stessa moneta.

Entrambe meritano la medesima sentenza:

«Andate all'Inferno a stridere i denti.»

La Misericordia, infatti, non è nemica della Giustizia; è piuttosto la durezza del cuore a entrare in conflitto con essa.

Vi fu un tempo un re che, dopo aver sconfitto il nemico con un numero di soldati nettamente inferiore, si trovò davanti a migliaia di vinti e di feriti.

La sua decisione, che egli considerò salomonica, fu di farli uccidere tutti per non doverli né nutrire né curare.

Era un re ed era cristiano.

Era il re degli Inglesi.

Ma la memoria di Dio è infinita ed eterna.

Quando verrà il tempo della retribuzione, Egli ricompenserà con Misericordia tanto il cristiano quanto il non cristiano che avranno avuto Misericordia del proprio prossimo, amico o nemico, conosciuto o sconosciuto.

E giudicherà con Giustizia, cristiano o non cristiano, chi avrà calpestato la Giustizia.

Guai dunque a colui che crede di essere già salvo soltanto perché confessa che Gesù è il Signore.

Guai a lui quando il Figlio dell'Uomo si leverà per giudicare secondo la Legge e non secondo la speranza.

In quel giorno sarà manifesto che Dio giudica ciascuno secondo le opere e non secondo le messe celebrate o gli alleluia cantati in una mattina di gloria al Signore che perdona ogni colpa.

La Misericordia appartiene a chi la dona, non a chi la conserva per sé.

Ma se non amiamo lo straniero che vive in mezzo a noi e lo riduciamo in schiavitù senza alcuna Misericordia, trattenendogli il salario sotto gli occhi di tutti, come potremo preoccuparci di chi muore in un campo profughi a migliaia di chilometri di distanza?

Se non ci preoccupiamo di colui che si trova in carcere dietro l'angolo, come potremo preoccuparci di chi muore nella prigione di un tiranno per amore della libertà?

Chi possiede il potere e non fa nulla è colpevole quanto colui che non gli strappa quel potere per affidarlo a chi farebbe ciò che deve essere fatto.

La Fede senza le opere è un suicidio.

E uccidere il Cristo nell'uomo in nome della fede è un delitto.

Quale castigo meriterà colui che uccide l'uomo che Dio ha creato a Sua immagine e somiglianza, l'uomo che vive in noi e che Dio ha generato in noi al prezzo della crocifissione del Suo Figlio?

 

VI

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

 

Ciò che più si oppone, o forse semplicemente è l'opposto di questa condizione necessaria per vedere Dio, è quel detto popolare che afferma: «Pensa male e indovinerai.» Oppure quell'altro: «Il ladro pensa che tutti siano come lui.» Sotto il dominio di una simile mentalità, il destino di tutti sarebbe la follia paranoica di chi si identifica con lo Stato, con la Chiesa o con la Democrazia e fa della demonizzazione dell'opposizione il proprio metodo abituale di condotta. Quando Dio creò l'uomo, l'Idea che proiettò nell'Universo fu quella di una creatura immunizzata contro qualunque forma di manipolazione reciproca. Una creatura immune, grazie alla propria intelligenza, alla manipolazione del pensiero da parte di terzi e incapace, grazie alla propria sapienza, di manipolare il proprio prossimo. In una parola: pura di cuore, a Sua immagine e somiglianza. Questa purezza di cuore, per la quale Dio non poteva concepire che un figlio osasse dichiarare guerra al Regno del proprio Padre, divenne la nostra Croce. Una Croce che il Figlio stesso venne a caricarsi sulle spalle. Contro il Giudaismo, dichiarando follia la convinzione di coloro che identificavano nel Diavolo, nell'antico Serpente, in Satana, nemico di Dio e dell'Umanità, un semplice servo di Dio. E contro il Diavolo, pronunciando contro il suo capo una sentenza di eterno Esilio dal Regno di Dio per il delitto di Ribellione Irrevocabile contro lo Spirito Santo. A partire dall’innocenza di Dio e di Adamo nella tragedia dell’Eden, origine del dramma del genere umano, il diritto naturale divino stabilisce:

 

Articolo Trentesimo: Il Giorno di YAHVÉ

 

Tutte le Nazioni furono abbandonate nelle mani di una generazione di figli di Dio, tutti malvagi, ribelli al proprio Padre, contro il quale si sollevarono e al cui Regno dichiararono guerra, preferendo l'eternità nell'Esilio a un solo giorno in più in un Universo governato da una Giustizia che non distingue tra servo e figlio, tra principe e cittadino, ma stabilisce su tutti l'Eterna Uguaglianza.

Dio non credeva che la creatura avrebbe osato sfidare il proprio Creatore attraverso la politica del fatto compiuto. Ma quando il Suo cuore fu trafitto dalla lancia del Tradimento, Dio, l'Indistruttibile, aprì gli occhi e, levandosi in piedi nel Suo dolore, alzò la Voce e, ponendo il proprio capo a testimone, giurò di schiacciare il Suo nemico, dicendo:

«Io alzo la mia mano verso il Cielo e giuro per la mia vita eterna:

quando avrò affilato il fulmine della mia spada e preso nelle mie mani il giudizio, renderò vendetta ai miei nemici e darò ciò che meritano a coloro che mi odiano.

Inebrerò di sangue le mie frecce e la mia spada si sazierà di carne, del sangue degli uccisi e dei prigionieri, delle teste dei capi nemici.»

Gioia nel Cielo, tristezza sulla Terra.

Gioia lassù, perché Dio aveva raccolto il guanto della sfida e con quello stesso guanto, che ora celava un pugno di ferro, restituiva il confronto.

Tristezza quaggiù, perché la Terra sarebbe diventata il campo di battaglia della Battaglia Finale.

Ma oltre la sofferenza vi sarebbe stato anche il giubilo:

«Esultate, o genti, per il Suo popolo, perché è stato vendicato il sangue dei Suoi servi; Egli lo ha vendicato dei suoi nemici e compirà l'espiazione della terra e del Suo popolo.»

Come immenso fu il dolore, così immensa sarebbe stata la Speranza.

Se il dolore fu infinito, la Speranza sarebbe stata eterna.

E con essa la Vittoria, salda e incrollabile:

«La tua Discendenza prenderà possesso delle porte dei suoi nemici.»

Quando i figli di Abramo furono ridotti in schiavitù, Dio scoprì, nelle loro catene, che il Suo sguardo non era rivolto a Isacco, ma al Cristo.

 

Articolo Trentunesimo: Il Diritto alla Verità

 

L'argomento supremo sul quale un testimone può fondare, davanti a un tribunale, la veridicità della propria testimonianza è la propria vita, il proprio sangue. Sul proprio sangue Cristo stabilì, da un lato, l'Innocenza di Dio rispetto a qualsiasi partecipazione, attiva o passiva, alla morte di Adamo; e dall'altro, l'ignoranza di Adamo riguardo alle intenzioni criminali dell'angelo ribelle per eccellenza, chiamato Satana, capo del Serpente. Poiché vi fu ignoranza, Dio aprì la porta della Redenzione mediante il Sacrificio Espiatorio per il peccato. La Legge dell'Espiazione, riguardante il peccato del popolo e del suo principe, richiedeva come condizione indispensabile l'ignoranza del trasgressore. La corruzione del Giudaismo e la rottura dell'Alleanza tra Dio e i figli di Abramo secondo la carne ebbero inizio quando il Sacrificio si trasformò in una forma di demonismo: il trasgressore pagava anzitutto il prezzo del proprio crimine e subito dopo passava a commetterlo. Questo demonismo selvaggio e mostruoso, elevato a consuetudine sacra, Dio ce lo ha mostrato nel caso di Giuda Iscariota. Poiché dove vi è premeditazione del delitto non vi è ignoranza, e dove non vi è ignoranza non può esservi perdono. Per questa ragione Dio non poteva perdonare ai Giudei il loro crimine, pur avendolo chiesto Suo Figlio dalla Croce; infatti, essendo stato commesso con premeditazione, e avendo pervertito l'Alleanza di Mosè trasformando la Legge in un Tempio del Peccato, non poteva aver luogo l'espiazione e, senza espiazione, non poteva esservi perdono. Con quella trasformazione del sacerdozio aaronico in un'attività redditizia, secondo il principio: tanto vale il crimine, tanto pago e poi lo commetto con il perdono già in tasca, il Giudaismo, nella sua ignoranza, finì per difendere la filosofia dell'Inferno e la sua ideologia. La stessa filosofia che nell'Eden aveva già messo in pratica la propria logica malvagia, fondata sul presupposto del perdono divino in ragione della paternità del Giudice del Cielo nei confronti del colpevole. Essendo figlio di Dio, si riteneva di poter commettere qualunque delitto; così, in nome di Dio, da una parte si colpiva con il pugnale e dall'altra si pronunciava la maledizione. Avendo attribuito un prezzo alla colpa e dimenticato la condizione sacra del perdono, cioè l'ignoranza, i Giudei trasformarono il Tempio in un'impresa lucrativa.

Gli stessi sacerdoti depositavano preventivamente nel tesoro le monete d'argento destinate all'espiazione del delitto che si accingevano a commettere, fosse adulterio, furto, omicidio, falsa testimonianza o qualunque altra trasgressione. In una filosofia simile cadde anche la Chiesa romana, dalla quale la Chiesa Cattolica fu infine salvata dall'intervento della Chiesa tedesca ai tempi di Lutero. Senza rendersene conto, nella propria ignoranza, la Chiesa Cattolica fu trascinata dalla Chiesa romana verso la trasformazione del peccato in una fonte di profitto. Possiamo chiamare questo fenomeno: lo scandalo delle indulgenze.

Dio si ribellò contro la Filosofia dell'Inferno. Non l'avrebbe accettata quando era difesa da un figlio, come nel caso di Satana. Non l'avrebbe accettata quando era sostenuta da un servo, come nel caso di Aronne. E non avrebbe mai accettato che la Sua Corona venisse trasformata nella corte pagana di un dio tra gli dèi, presso la quale i principi del Regno potessero contare sulla Sua benedizione mentre trascorrevano il tempo giocando con la vita degli uomini come a diavoli e angeli, guardie e ladri, buoni e cattivi, eroi e mostri.

Dio alzò la Sua mano contro un figlio, Satana, che osò condurre alla croce il Suo figlio minore, Adamo. E non avrebbe forse alzato il Suo Pugno contro un servo, Aronne, che osò inchiodare alla Croce il Suo Figlio Primogenito? E poiché non esiste un terzo senza un secondo, che cosa fece credere alla Chiesa romana che Dio avrebbe consentito al suo vescovo e alla sua corte di cardinali ciò che non aveva permesso né al Suo servo né al Suo figlio? Vale a dire: riempire la coppa della Sua Giustizia con il sangue dei propri delitti.

 

Articolo Trentaduesimo: Il Diritto alla Misericordia

 

Giudei e Romani furono entrambi avvolti dalla medesima Ignoranza. Sul cristiano e sul pagano, su tutti, rimase il Velo che aveva impedito agli uomini di contemplare pienamente Dio. Coloro che Lo videro Lo amarono con una forza più potente della Morte. Ma quando essi scomparvero, coloro che vennero dopo di loro vissero della Fede, mentre le parole profetiche di quanti avevano realmente visto Dio rimasero tra gli uomini come fiaccole accese nelle tenebre. Ora, la Fede, quando non è accompagnata dalla perfetta conoscenza di Dio, è soggetta alla corruzione. Una verità che gli Apostoli si premurarono di affermare nelle loro Epistole e che i secoli si incaricarono di dimostrare, essendo lo scandalo delle indulgenze soltanto la punta dell'iceberg. Perciò Misericordia per tutti: per Giudei e Romani, per cristiani e pagani. Poiché, nella Sua Onniscienza, Dio aveva stabilito che il velo della perfetta conoscenza della Divinità non sarebbe caduto dagli occhi della creatura umana fino a quando al Cristo non fosse nata una Discendenza. Quella Discendenza chiamata a vincere. Quella Discendenza destinata a conquistare le porte dell'Inferno.

 

VII

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

 

L'esperienza comanda. I fatti obbligano. Le circostanze espongono. Dio dispone. E l'uomo fa ciò che può. Ben poco altro si può dire riguardo a quanto è accaduto sulla Terra negli ultimi seimila anni. Il Genere Umano vive immerso nella guerra civile da una settimana di mille anni per ogni giorno trascorso. Non è forse giunta l'ora che anche noi riposiamo nel settimo giorno? Oppure porteremo le cose fino alla guerra civile totale, a quella terza guerra mondiale che fino a oggi siamo riusciti a evitare, ma che in qualunque momento potrebbe chiamarci alle armi? Osservando i frutti della Caduta di Adamo e del suo mondo, pochi dubbi rimangono. Il frutto proibito era la Guerra.

La Guerra, senza alcun dubbio, nasce dallo scontro tra differenti modi di concepire la vita. E l'origine di questa divisione omicida ci è stata rivelata nel rifiuto di alcuni individui di accettare la Struttura della Realtà Universale, Cosmica e Divina secondo i fondamenti stabiliti dall'Infinito e dall'Eternità. Per qualche misterioso processo psicopatologico, certi uomini soffrono della follia di voler creare un universo tutto loro. E nella loro demenza distruttrice si lanciano contro l'universo esistente per abbatterlo, nella convinzione che così potranno soddisfare quello che non avranno mai. Perché ciò che inseguono esiste soltanto nella loro follia. È il prodotto della loro patogenesi intellettuale. Fra simili braccia ci gettò la Caduta di Adamo. Sotto gli stivali di una simile demenza ci collocarono dapprima il dubbio di Adamo e infine quello del Mondo Moderno.

Qual è il numero esatto del soldato sconosciuto? Conosciamo il numero della Bestia. Conosciamo anche quello del Cristo. Ma, stranamente, ignoriamo il numero che più ci riguarda: quello di coloro che sono caduti nella guerra civile che devasta il nostro pianeta da Abele fino ai nostri giorni. Se è vero che nel cielo vi sono più stelle che uomini, quel numero comprende anche i morti?

In definitiva: fu giusto Dio quando si ritirò dalla guida del Futuro dell'Umanità e, a causa della disobbedienza di un solo uomo, consegnò tutte le nazioni all'Impero della Guerra Perpetua? Perché miliardi di creature umane avrebbero dovuto soffrire la conseguenza del peccato di un solo uomo? Non sarebbe stato più naturale che il colpevole portasse da solo il proprio castigo e che la sua corona fosse data a un altro? Che cosa spinse Dio a una decisione tanto terribile? È forse giusto devastare un'intera nazione per il delitto di un singolo uomo? Quale giustizia ordinerebbe la morte di tutta una famiglia per il crimine commesso da uno solo dei suoi membri? E tuttavia il castigo conseguente alla colpa di un solo uomo si estese a tutte le nazioni della Terra. La Corona della Pace, con la quale la Terra sperava di vedere il Genere Umano innalzato alla condizione naturale dei figli del proprio Creatore, fu strappata dalle sue mani. E invece di sottrarla al ladro e restituirla al suo legittimo proprietario, l'Uomo, Dio lasciò quella corona nelle mani del ladro. Così il ladro, incoronato re della Terra, trasformò le nazioni del nostro mondo in eserciti di soldatini di piombo destinati al divertimento di creature nate in altri mondi dell'Universo. Perché? Era davvero necessario che quel Bambino dell'Eden imparasse le arti e le scienze della Guerra? Era necessario che si trasformasse, col tempo, nel più terribile guerriero mai concepito, armato fino ai denti e con in mano la Verga Atomica del più grande potere distruttivo mai affidato a un mondo? Era necessario percorrere un cammino tanto lungo per giungere fin qui? Quante nazioni ha visto la Terra ridursi in polvere, insieme alle loro civiltà e ai loro popoli?

Eppure il grido della guerra continua a levarsi. L'ululato dei cani della guerra continua a risuonare all'orizzonte. L'eco dei tamburi della guerra continua a far danzare braccia e gambe. Fino a quando? Finché non rimarrà un solo indio? Finché non rimarrà un solo cristiano? Finché non rimarrà un solo ebreo? Finché non rimarrà un solo essere umano?

 

Articolo Trentatreesimo: Il Diritto alla Pace

 

Tutti gli eserciti del Regno di Dio sono posti sotto il comando del Re del Cielo, Capo Supremo del Consiglio dei Figli di Dio, alla cui Voce, e soltanto alla cui Voce, si muovono gli eserciti dell'Alleanza della Pienezza delle Nazioni dell'Universo.

Come nel Cielo così sulla Terra, noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di separare i governi politici delle nazioni membri dal Consiglio della Pienezza delle Nazioni, poiché nei membri di tale Consiglio risiede il Potere della Guerra e della Pace, e soltanto al suo Corpo e al suo Consiglio gli eserciti dell'Alleanza della Pienezza delle Nazioni devono obbedienza.

Essendo la Pace il bene supremo per eccellenza della Creazione, Dio ha disposto che questo Potere risieda esclusivamente nella Corona di Suo Figlio, Capo Supremo del Consiglio dell'Alleanza della Pienezza delle Nazioni del Suo Regno.

Il Consiglio dei Figli di Dio e il Consiglio degli Stati Maggiori degli eserciti dell'Alleanza della Pienezza delle Nazioni del Regno di Dio formano, come la testa e il braccio, parti di un unico Corpo.

E soltanto questo Corpo, la cui Testa è il Re, Gesù Cristo, possiede il Potere della Guerra e della Pace.

 

Articolo Trentaquattresimo: La Legge del Re

 

L'esperienza è la madre della Scienza.

Ma la Scienza, posta al servizio dell'uomo in quanto animale politico, può trasformarsi in un'arma di distruzione nelle mani di una bestia dall'apparenza umana, nata da uomo ma disumana, animata da un solo proposito: imporre il proprio inferno al mondo.

Su questa legge della Scienza Dio ha edificato il nucleo fondamentale del Suo Regno, proibendo a ogni governo estraneo all'Alleanza dei Suoi eserciti l'accesso alle Tecnologie della Difesa.

Le norme che ne derivano, vale a dire il divieto di vendita di informazioni e materiali al di fuori dell'Alleanza del Re e l'acquisizione delle industrie della Difesa affinché divengano Patrimonio della Pace Universale sotto l'autorità del Consiglio dei Figli di Dio, trovano il loro fondamento nella necessità di edificare i pilastri del Regno secondo le dimensioni dell'Infinità e dell'Eternità della Creazione.

Avendo appreso dall'esperienza che la subordinazione degli eserciti nazionali e internazionali alla volontà temporanea e agli interessi passeggeri dei governi politici è all'origine delle guerre, Dio pose dinanzi alla Creazione una Nuova Alleanza mediante la quale tutti i governi affidano i propri eserciti nelle Sue Mani.

Anticipando questa Rivoluzione Universale ed Eterna, Egli si presentò nel Suo Libro come YAHVÉ degli eserciti.

Che l'uomo sottoscriva questa Alleanza o rifiuti di consegnare nelle mani del proprio Creatore ciò che Gli appartiene per Diritto di Creazione è una questione differente.

Anche Satana rifiutò di aderire all'Alleanza che Dio e Suo Figlio posero davanti agli occhi di tutti, uomini e non uomini, secondo la quale YAHVÉ degli eserciti è il Dio di tutti e Suo Figlio Gesù il Re Universale ed Eterno della Creazione.

Unigenito e Primogenito, Braccio di YAHVÉ e Re dei Suoi eserciti, Gesù, il nostro Gesù Cristo, origine della nostra Luce, nostro Maestro e Salvatore, Signore e Re.

Le due condizioni che l'Infinito e l'Eternità pongono alla crescita e alla perpetuazione di una Civiltà nello spazio e nel tempo, Universalità ed Eternità, si compiono nella Sua Natura di Figlio.

Per questo il Padre, assoggettando ogni Potere alla Sua Corona, stabilì la Legge del Re contro la volontà temporanea e contro gli interessi passeggeri dei governi nazionali e internazionali, che furono all'origine delle guerre civili e mondiali patite dalla Creazione fino ai nostri giorni.

Secondo questa Legge, chiunque rifiuti di sottoscrivere la Nuova Alleanza sulla quale Dio rifondò il Suo Regno pronuncia contro sé stesso, sia egli figlio o servo di Dio, la sentenza di esilio dalla Creazione.

 

VIII

Beati coloro che sono perseguitati per la Giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.

 

In principio Dio creò i Cieli e la Terra. La Terra era informe e deserta, e le Tenebre ricoprivano la faccia dell'Abisso. E Dio disse: «Sia la Luce.» E la Luce fu. Questo lo abbiamo imparato tutti nel corso del tempo. E credo di ricordare che, poco più avanti, la Scrittura aggiunga: «Questo è il libro della discendenza di Adamo. Quando Dio creò l'uomo, lo fece a Sua immagine.» Da questa dichiarazione comprendiamo almeno due cose. La prima è l'annuncio che Dio fa del Libro che sta scrivendo. Non aveva ancora scritto che poche pagine e già dichiarava l'intenzione di comporre un Libro. Poiché Egli ne è l'Autore, il Libro porta la Sua impronta. E, come avviene per ogni opera, attraverso l'Opera possiamo riconoscere l'Autore. La seconda riguarda la natura dell'immagine alla quale l'Uomo fu creato. Dio non creò l'uomo a immagine di un demonio né di un angelo. Lo creò a immagine e somiglianza di Dio. Le conseguenze di questa Dichiarazione della Creazione sono rivoluzionarie e irrinunciabili. Rivoluzionarie perché, avendo Dio una propria Idea della Giustizia, l'immagine di quella Giustizia che portiamo dentro di noi, essendo divina, costituisce una delle forze motrici della Storia. La ritroviamo, indipendentemente dai simboli che assume, nel nucleo stesso delle rivoluzioni attraverso le quali la nostra Civiltà ha compiuto il proprio cammino. Creati a immagine del nostro Creatore, l'impronta della Sua Idea di Giustizia fa parte della nostra stessa eredità. Ma l'Idea della Giustizia Divina è stata da sempre in conflitto con le idee particolari di quei gruppi di uomini che, rigettando la Giustizia di Dio, l'hanno sostituita con la propria per il vantaggio loro e dei loro seguaci. Perciò, secondo logica, coloro che corrono dietro a quell'Idea Divina, innata nell'uomo, devono inevitabilmente essere perseguitati dalla giustizia di coloro che disprezzano la Giustizia di Dio. E sebbene tali uomini abbiano sempre cercato di ottenere la benedizione dei sacerdoti per la propria giustizia e per le proprie persecuzioni, restano pur sempre gli stessi contro i quali la nostra Civiltà ha dovuto avanzare mediante rivoluzioni successive. Perché essi si sono costantemente rifiutati di compiere un passo ulteriore nella direzione della fusione tra la Giustizia Umana e la Giustizia Divina, che costituisce uno dei nuclei centrali della Storia delle Nazioni.

 

Articolo Trentacinquesimo: La Legge della Civiltà

 

Nessun uomo e nessun gruppo umano siano oggetto di persecuzione a causa dei propri ideali di giustizia.

Per tale ragione, noi figli di Dio abbiamo il dovere di abolire qualsiasi prerogativa dello Stato che gli consenta di attentare, reprimere, demonizzare o controllare le forze che l'Immagine Divina presente nell'Uomo mette in movimento per scuotere la Società dall'inerzia che naturalmente segue ogni grande vittoria.

Ogni intervento dello Stato che oltrepassi le proprie funzioni amministrative costituisce un delitto contro la Società.

La Società è nata libera ed è stata dotata dal suo Creatore di tutte le forze necessarie per aprirsi da sé il cammino verso le frontiere oltre le quali si trova la Terra Promessa della Verità, della Giustizia e della Pace, senza dover subire la violenza dello Stato.

Questa Idea della Giustizia è irrinunciabile perché è Divina e ogni azione dello Stato che si opponga ad essa è destinata alla rovina, come la Storia si è incaricata di dimostrare più volte.

Di conseguenza, noi figli di Dio abbiamo il dovere di recidere tutti i fili attraverso i quali lo Stato si arma per combattere la Giustizia Divina che si manifesta in coloro nei quali tale Immagine è più forte della stessa vita.

Come un tempo la Separazione tra Stato e Chiesa si rivelò uno dei pilastri fondamentali della Civiltà, così oggi, alla luce dei fatti, la Separazione tra Stato ed Esercito si presenta come una necessità di Giustizia: rivoluzionaria, irreversibile e, per ciò stesso, Divina.

 

IX

Beati sarete quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male a causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande sarà nei Cieli la vostra ricompensa; allo stesso modo infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

 

In effetti, quando Dio decise di rivoluzionare la struttura della Sua Creazione Vivente, elaborò un Piano Strategico. A fini pratici potremmo dire che Dio costruì una bomba a orologeria. Nessuno sapeva quando sarebbe giunta l'Ora, quando la bomba sarebbe esplosa e chi fosse realmente il nemico destinato a essere travolto dalla sua detonazione. Poco alla volta le risposte presero forma. E quanto più si avvicinava l'Ora, tanto più gli effetti dell'esplosione diventavano evidenti. Dio lo aveva annunciato: «È stata decretata la distruzione di questo popolo.» Parlando dei Giudei. Ma i Giudei non potevano credere che Dio avrebbe permesso che una bomba costruita contro l'Inferno finisse per distruggere il loro stesso popolo. Privi della conoscenza delle cause del Conflitto Cosmico all'origine della Caduta di Adamo, non compresero che la bomba destinata a far saltare in aria il Mondo Antico e a dare nascita a un Mondo Nuovo si trovava nel luogo più profondo del Tempio, nel cuore stesso del Tabernacolo. Costruita da Dio, sarebbe esplosa al tempo stabilito. La Rivoluzione Madre di tutte le rivoluzioni del futuro, il Cristianesimo, era già una realtà cosmica irreversibile.

Poiché era stato Lui stesso a mettere in moto l'orologio del tempo, era naturale che, avendo avuto in Mosè il proprio servo e nelle sue Leggi il preludio della Rivoluzione Cristiana, gli inviasse un Ministro per parlargli faccia a faccia. Ma quando giunse l'Ora della Rivoluzione Divina, per far comprendere a tutti, ai viventi del Cielo come a quelli della Terra, che quella Rivoluzione era ed è eterna, Dio ci inviò il Suo Figlio. E la Sua Parola, a immagine di quella del Padre, non passa mai.

Secondo la Legge antica era logico che, essendo lo Stato e la Chiesa dei Giudei una sola realtà, il Tempio utilizzasse la forza del proprio esercito di santi criminali per demonizzare la Giustizia Divina. Quella Giustizia che si manifesta negli uomini per condurre tutti verso il termine della Storia Universale: la fusione della Giustizia Umana nel nucleo della Giustizia Divina. Attraverso questo processo la nostra Civiltà si perfeziona mediante l'Idea stessa della Giustizia.  Sappiamo come questo sia accaduto. Ciò che ancora fatichiamo a comprendere è per quale misteriosa operazione maligna le grandi chiese nate da quella Rivoluzione Divina, violando la Legge Sacra dell'Amore e della Libertà, si trasformarono a loro volta in persecutrici. Come un tempo l'Inferno aveva perseguitato loro, così esse perseguitarono nuove generazioni di uomini e donne. Perseguitarono per il solo fatto di possedere il Potere. Il Signore è il Giudice di tutti costoro. Il Diritto Naturale Divino stabilisce:

 

Articolo Trentaseiesimo: La Legge della Giustizia

 

Qualunque sacerdote che faccia apologia del crimine, invocando la prigione o la morte contro coloro le cui idee dissentono dalle proprie, sia condotto davanti alla giustizia degli uomini affinché risponda del delitto di istigazione al crimine.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di allontanare dalla Chiesa del nostro Padre tutti quei servi che, contro lo Spirito della Giustizia Divina, si ergono a inquisitori ed esecutori, direttamente o indirettamente, di coloro che, secondo il loro giudizio, avrebbero smarrito la retta via.

La parola di intelligenza e di sapienza fu l'unica arma che Cristo levò contro coloro che volevano crocifiggerLo.

E questa parola è l'unica arma che abbiamo ereditato, figli e servi di Dio.

Per questo motivo la Scrittura afferma che in principio Dio creò l'uomo nudo.

Ma coloro che si armarono per combattere la parola dell'uomo con il fuoco non appartengono a Dio.

Anche se entrarono nella Casa di Dio e, servendosi dei Suoi mezzi, salirono fino ai gradini più alti tra i Suoi servi, essi non furono mai di Dio.

 

CONCLUSIONI FINALI

 

Quando Dio creò l'Uomo, proiettò sul nostro essere la Natura Sociale del Suo Essere.

Sociali per natura, Dio volle avvicinarci ancora di più alla Sua Natura proiettando su di noi l'Intelligenza del Suo Essere.

Intelligenti per natura, volle avvicinarci ancor più a Sé comunicandoci la Sua Paternità.

Infine, amandoci con tutta la forza del Suo Essere e vedendo che non riuscivamo a trovare il Modello Divino, ci inviò il Suo Figlio Primogenito affinché, nella Sua Natura, ritrovassimo quella natura di figli che ci era stata donata fin dal Principio.

Figli di Dio, sia della discendenza di Abramo secondo la carne o secondo lo spirito, sia della Discendenza del Cristo, la nostra natura intelligente ci pone davanti al fatto della Società del Regno nella quale Dio ha trasformato la propria relazione con la Creazione.

Da essa comprendiamo ciò che fu esposto nella Dichiarazione dei Principi: che la Libertà e l'Amore sono le due colonne eterne sulle quali Dio ha edificato la Società tra Creatore e Creatura.

Essa ci pone anche davanti alla situazione nella quale Dio si trovò quando dovette affrontare il Conflitto Cosmico nel quale una parte dei Suoi figli Lo costrinse a entrare.

Il Modello Antico, precedente alla Caduta, avendo reso possibile tale situazione, doveva scomparire per essere sostituito da un Modello Nuovo, fondato su una Roccia Inamovibile, il cui orizzonte si aprisse all'Infinito e il cui corpo sociale fosse immunizzato per l'Eternità contro ogni possibilità di guerra.

Posto di fronte a questa situazione rivoluzionaria, Dio doveva adottare le misure necessarie alla propria Vittoria, ponendo al primo posto la fondazione di questo Nuovo Modello Sociale, al cui sorgere tutto il resto sarebbe dovuto essere subordinato: perfino il Genere Umano, perfino il dolore del Suo Figlio, se necessario.

La Necessità impose la propria legge.

Il Genere Umano avrebbe dovuto continuare a subire i colpi della frusta della guerra civile perpetua fino a quando la nuova struttura destinata alla Creazione non fosse stata definitivamente stabilita.

Per quanto profondo fosse il dolore del Suo Cuore, così doveva essere.

La Necessità Gli impose di bere il Calice della Passione del Suo Figlio Unigenito.

Quella stessa Necessità doveva raggiungere il proprio scopo e, attraverso il dolore passeggero dei secoli futuri, mentre l'intera Creazione attendeva il bene che il futuro avrebbe riservato a tutti, riempire la Coppa di Dio con le lacrime che duemila anni di sofferenza avrebbero versato in abbondanza.

Chi, se non Lui, il Dio dell'Eternità e dell'Infinito, l'Amato della Sapienza increata e creatrice, avrebbe potuto trasformare la tragedia del Genere Umano in un'epopea dal lieto fine?

Consolata la Sua anima dall'Obbedienza del Figlio, il quale al prezzo del proprio sangue ci generò tutti, Egli pose le nostre vite nelle Sue Mani, affidando al Suo Giudizio la Speranza della Salvezza Universale.

Una speranza nella quale l'intera Creazione, conoscendola, trovò il sollievo necessario per sopportare gli strappi e le ferite della nostra tragedia.

Un Regno Universale ed Eterno, formato da molti Mondi, ciascuno con origine in tempi e stelle differenti, in crescita incessante, con frontiere senza fine e nazioni senza numero.

Una Chiesa Universale ed Eterna, a immagine e somiglianza del suo Signore, custode delle verità eterne per la gioia di tutte le Nazioni e per la gloria del nostro Re.

Un Popolo, quello umano, formato da molte nazioni; una Nazione tra le altre Nazioni; ogni nazione un Mondo; tutti uniti allo stesso Tronco, la Corona di Dio, come i rami a un unico Albero:

 

 

 

el autor, Cristo Raul, abre acceso a sus libros en las distintas versiones de lenguas superiores internacionales, español, inghles, francés e italiano

IL PORTICO ITALIANO

LA RIVOLUZIONE INTELLETTUALE DELLA STELLA DEL MATTINO

LA VERITÀ GENERERÀ LA GIUSTIZIA E LA GIUSTIZIA GENERERÀ LA PACE